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Mons. Migliore: ancora in alto mare la
questione dei rifugiati palestinesi
(Radio Vaticana) La comunità
internazionale si impegni concretamente a risolvere il
conflitto israelo-palestinese: è l’appello rivolto ieri
da mons. Celestino Migliore al Palazzo di Vetro, in
occasione del 60.mo anniversario dell’Agenzia dell’Onu
per i rifugiati palestinesi (Unrwa). Parlando del Muro
di sicurezza israeliano, l’osservatore permanente della
Santa Sede presso l’Onu, ha ribadito che deve essere
garantita la libertà di movimento ai fedeli di tutte le
religioni.
Sessant’anni fa, ha esordito mons. Migliore, le
Nazioni Unite diedero vita ad un’Agenzia temporanea per
i rifugiati palestinesi. Il fatto che questo organismo
esista ancora oggi, ha affermato con amarezza, dimostra
che il problema non è stato affatto risolto. Ha così
rivolto un vibrante appello alla comunità internazionale
affinché “faciliti i negoziati tra le parti in
conflitto”. D’altro canto, ha detto il presule,
“risolvere il conflitto israelo-palestinese” è
fondamentale per “risolvere tante situazioni che
producono il caos nella regione del Medio Oriente” e che
hanno “serie implicazioni a livello mondiale”.
Purtroppo, ha constatato, c’è un “fallimento” da
entrambe le parti ad “impegnarsi in un dialogo
sostanziale” che porti pace e stabilità nella Terra
Santa. Per questo, ha aggiunto, è necessario che la
comunità internazionale continui nei suoi sforzi per
raggiungere un riavvicinamento delle parti in conflitto.
Ed ha auspicato che i negoziatori siano equilibrati
“evitando di imporre precondizioni”.
La delegazione della Santa Sede, ha detto ancora,
sottolinea che “una soluzione duratura deve includere lo
status della Città Santa di Gerusalemme”. Inoltre, ha
aggiunto, alla luce dei numerosi incidenti e violenze
come anche delle difficoltà di libero movimento create
dal Muro di sicurezza israeliano, la Santa Sede rinnova
il suo sostegno ad un “accesso libero e senza ostacoli”
ai Luoghi Santi da parte dei fedeli “di tutte le
religioni e nazionalità”. Solo con una pace giusta e
duratura, ha concluso mons. Migliore, “non imposta ma
sicura, attraverso un negoziato e un compromesso
ragionevole”, potranno essere soddisfatte le legittime
aspirazioni di tutti i popoli della Terra Santa.
Sempre ieri, durante la 64.ma sessione dell'Assemblea
generale dell'Onu, mons. Migliore è intervenuto sulla
questione ormai "fondamentale" delle fonti di energia,
rinnovabili e non rinnovabili. E’ necessaria - ha detto
- “l’identificazione di una strategia” in grado
rispondere alle priorità nel breve e lungo termine,
garantendo la sicurezza e tutelando l’ambiente.
Per affrontare i problemi legati al cambiamento
climatico – spiega l’arcivescovo Celestino Migliore - si
deve avviare una “transizione” verso un’economia più
efficiente che porti “ad un minor consumo e uso di
combustibili fossili”. La promozione di nuove e
rinnovabili fonti di energia, oltre ad essere centrale
in questa strategia, è di grande importanza per
garantire “uno sviluppo a lungo termine” che può essere
sostenuto anche in diverse aree del pianeta. Sono tre
gli aspetti rilevanti indicati dall’osservatore
permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite.
In primo luogo – aggiunge mons. Celestino Migliore –
“i progressi nel campo delle energie rinnovabili sono
estremamente importanti per l’eliminazione della
povertà”. La cooperazione energetica dovrebbe essere
regolata da strumenti economici e fiscali. L’accesso
alle fonti rinnovabili è essenziale per consentire ai
Paesi in via di sviluppo di soddisfare la loro crescente
domanda di energia. L'accesso alle fonti energetiche –
prosegue mons. Celestino Migliore - ha un profondo e
positivo impatto sulla salute, l'istruzione,
l'alimentazione e le opportunità di reddito. Migliorare
l'accesso alle fonti di energia richiede infrastrutture
migliori, garantite da adeguati riferimenti giuridici e
istituzionali.
Un secondo rilevante aspetto riguarda i costi
ambientali e umani. E’ prioritaria per il presule
l’individuazione di fonti energetiche “affidabili,
economicamente sostenibili, socialmente accettabili e
compatibili con l'ambiente”. Lo sfruttamento
dell'ambiente può fornire a breve termine un incremento
economico ma tale crescita – fa notare il presule - ha
un alto prezzo. I costi di oggi riguardano soprattutto i
Paesi in via di sviluppo, i poveri e coloro che non
hanno la capacità di proteggersi dalle problematiche
legate al cambiamento climatico. Il settore delle
energie rinnovabili rappresenta una sfida e
un'opportunità per i governi, la società civile e le
organizzazioni internazionali, a lavorare insieme. Le
iniziative comuni che riguardano le energie rinnovabili
dovrebbe essere basate sulla "giustizia
intergenerazionale".
L’arcivescovo Celestino
Migliore sottolinea infine che per il successo dei
programmi di energia rinnovabile, sono fondamentali
campagne di formazione e sensibilizzazione. La società
civile e le organizzazioni religiose possono offrire un
importante contributo per promuovere l'uso di fonti
energetiche rinnovabili. E’ necessaria una “cooperazione
multidimensionale”, che ponga una responsabile gestione
umana della terra al centro degli sforzi internazionali,
nazionali e individuali. |