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Custode di Terrasanta: una
Pasqua “normale”, stracolma di pellegrini
Gerusalemme (AsiaNews)
– La Pasqua di quest’anno è stata “normale”. La
definisce così il Custode francescano della Terra Santa,
p. Pierbattista Pizzaballa in un’intervista ad
AsiaNews. “Normale” significa senza incidenti,
piena di fede e preghiera, con la città santa
traboccante di pellegrini da tutto il mondo.
Quest’anno la
Pasqua cattolica è stata celebrata finora solo a
Gerusalemme. Nelle altre città di Terra Santa la Pasqua
si festeggia insieme agli ortodossi: nel 2008 la data
cade a circa 5 settimane da quella latina. A Gerusalemme
unificare la data della Pasqua non è possibile a causa
dello status quo, l’ordinamento ottomano che regola
ancora i rapporti fra le comunità cristiane e l’uso dei
Luoghi santi.
Secondo la Custodia,
che non ha ancora le cifre precise, in questa settimana
di Pasqua vi sono state almeno 150 mila persone
provenienti da molte nazioni straniere, che hanno voluto
partecipare ai riti al Santo Sepolcro, alla Via crucis
sulla Via Dolorosa, visitando i luoghi della passione e
della resurrezione di Gesù.
“C’è un buon
ritorno dei pellegrini in Terrasanta. Quest’anno si è
superato perfino il numero raggiunto con il Giubileo del
2000”. Negli anni precedenti molte comunità – per timore
di attentati e tensioni fra israeliani e palestinesi –
rimandavano il loro viaggio ai luoghi di Gesù.
“Quest’anno, grazie a un periodo di discreta
tranquillità, le presenze sono state innumerevoli e
questo ha voluto di re più impegno e più lavoro per i
cristiani di qui”.
“La gente –
continua p. Pizzaballa – parla dei problemi fra Israele
e Palestina, teme qualche attentato, ma non si lascia
condizionare e soprattutto, venendo qui, si accorge che
la vita continua e che è possibile, attraverso i Luoghi
santi, incontrare Gesù, l’unica nostra speranza e
certezza”.
La presenza dei
pellegrini stranieri non solo nelle feste pasquali, ma
per tutto l’anno fa sentire “la profonda partecipazione
e il sostegno che le altre comunità cristiane del mondo
rivolgono verso noi fedeli di Terra Santa. Questa
solidarietà diviene anche puntuale il Venerdì Santo: il
quel giorno, in tutte le chiese del mondo, le offerte
raccolte durante il rito della Passione del Signore
vengono devolute per sostenere le chiese di Terra
Santa”.
La Pasqua, la morte
e resurrezione di Gesù è anche l’unica speranza per i
cattolici locali. Il Custode spiega:“Vi sono problemi
politici in Israele; un conflitto aspro fra i due popoli
e al loro interno; l’insicurezza; l'incertezza sul
futuro; il Muro; la mancanza di lavoro; la tentazione
dell’emigrazione… Davanti a tutti questi dolori, che
sono gli stessi da decenni, davvero l’unica speranza a
cui aggrapparsi è la fede. La resurrezione di Cristo è
la base del nostro ottimismo”.
“Proprio quest’anno
mi sono accorto di come i fedeli da tutte le parti, dai
Territori occupati e da Israele volevano sfruttare
questi momenti per stare insieme, confortarsi, pregare”.
“Anche i pochi
cattolici di lingua ebraica, circa un centinaio, si sono
incontrati a Qiryat Ye-arim. Per loro è stato un po’ più
faticoso perché la Pasqua ebraica è ancora lontana (sarà
fra un mese) e non avevano vacanze”.
Queste feste
mostrano che la Chiesa qui nella terra di Gesù è ancora
viva. “Un segno di questa vivacità sono sempre i
battesimi, che si celebrano la notte di Pasqua.
Quest’anno sono stati battezzati 6 adulti di origine
russa, forse ebrei di discendenza, ma atei come
formazione. Anche loro hanno scoperto chi è Gesù”. |