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Gli arabi israeliani e le tasse.
Una ricerca sull'evasione
di Carlo Giorgi (www.terrasanta.net)
Se l'arabo non
paga le tasse non sta per forza muovendo una critica
politica all'occupazione israeliana; semplicemente è più
povero del concittadino ebreo. Sembra sfatare un
radicato luogo comune della retorica di cui si ciba il
conflitto arabo-israeliano una ricerca dal titolo
Il
comportamento del cittadino arabo israeliano nel
pagamento delle tasse,
appena pubblicata dall'università Ben-Gurion del Negev.
Rafik Haj,
giovane studioso dell'ateneo israeliano e autore della
ricerca, per due anni si è occupato di analizzare i dati
relativi al pagamento della tassa comunale sulle
proprietà, la cosiddetta
arnona,
in sei villaggi arabi nel Nord del Paese. In Israele
l'evasione fiscale tra la popolazione araba è
risaputamente sostenuta. Nel caso dell'arnona
i dati indicano un pagamento del 53,7 per cento nei
quartieri ebraici, e solo del 18,6 per cento in quelli
arabi. Haj, in mesi di analisi di dati e interviste a
contribuenti arabi, ha scoperto che esiste però una
correlazione importante tra salario percepito e
pagamento delle tasse comunali. Gli arabi israeliani
percepiscono in media salari inferiori a quelli dei
connazionali ebrei. «Il problema è che, in Israele, le
tasse comunali sono legate agli immobili che possiedi
-spieha Haj-. Non allo stipendio che guadagni». Haj ha
così scoperto che, in media, le famiglie arabe sono
tenute a pagare tasse comunali pari al 6,9 per cento del
loro stipendio; è invece più leggera, e in media si
attesta al 4,6, la percentuale dello stipendio che le
famiglie ebree versano in tasse comunali.
Insomma, al di là della critica politica
o del senso di alienazione che provano nei confronti
dello Stato di Israele, i cittadini arabi semplicemente
spesso si trovano in una condizione di relativa povertà.
«Non è che gli arabi siano cittadini con un senso morale
inferiore - spiega Haj -. Solo che spesso non hanno i
mezzi per pagare le tasse». Il pagamento delle tasse
comunali in Israele è un problema vecchio di almeno 40
anni. Quando nel 1967 gli israeliani occuparono
Gerusalemme Est, la tassa municipale venne imposta anche
ai cittadini dei quartieri arabi. In caso di mancato
pagamento, le municipalità come Gerusalemme hanno fatto
spesso ricorso a misure punitive, arrivando all'arresto
degli evasori e all'esproprio di beni. Secondo il Centro
per i diritti socio-economici di Gerusalemme -
un'organizzazione non governativa palestinese -, ciò ha
causato negli anni la chiusura di 250 dei circa mille
negozi arabi della città vecchia di Gerusalemme,
favorendo nei fatti i commercianti con redditi più
elevati.
La ricerca dell'università Ben-Gurion,
offre anche un punto di vista interessante sull'uso di
metodi coercitivi per il pagamento delle tasse: «Appare
chiaro che l'uso della forza da parte delle autorità
locali non rappresenta una strategia efficace - spiega
Haj -. Risulta un deterrente solo per una percentuale
molto piccola di cittadini». Invece, ad esempio,
tagliare leggermente le tasse permetterebbe a molte più
famiglie di pagarle. Le strategie per convincere al
pagamento delle tasse potrebbero anche essere di tipo
culturale: «I comuni hanno il compito di rendere più
forti e uniti i propri cittadini - continua Haj -.
Spesso occorre rinsaldare il senso di cittadinanza,
insegnare ai bambini la storia del villaggio,
comunicarne l'importanza. E forse, insistendo su questo,
i cittadini inizieranno ad amare il proprio comune».
E decideranno di pagare le tasse.
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