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La pace in Terra Santa dipende dal dialogo interreligioso

Secondo il Direttore del Centro Al-Liqa


 

GERUSALEMME, mercoledì, 26 settembre 2007 (ZENIT.org).- La pace in Terra Santa dipende dal dialogo tra ebrei, musulmani e cristiani, ha spiegato il direttore del Centro Al-Liqa per la Ricerca Interreligiosa di Betlemme, Geries S. Khoury.

Il Centro, situato a Betlemme, celebra quest’anno i suoi 25 anni. Khoury ha spiegato in una conversazione con l’associazione cattolica internazionale Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) che “il vero problema in Medio Oriente risiede nel fatto che ancora non ci conosciamo abbastanza bene gli uni gli altri”.

“La gente tende ad essere ostile nei confronti di ciò che le risulta estraneo”, ha aggiunto. In Terra Santa, ha constatato, ci sono due mondi che non si conoscono.

Per far fronte a questa situazione, il Centro Al-Liqa organizza congressi, conferenze e forum di dibattito, nonché incontri per giovani.

Pubblica inoltre due riviste. L’obiettivo principale è che cristiani, ebrei e musulmani conoscano la propria fede e “la comprendano nel contesto di questo ambiente così complicato”.

Secondo Geries S. Khoury, per i cristiani la questione fondamentale è sapere qual è la risposta della Chiesa alla situazione attuale.

L’obiettivo globale del Centro Al-Liqa è che i membri delle varie religioni imparino ad avvicinarsi gli uni agli altri e partendo dal rispetto, nonostante tutte le differenze.

Per quanto riguarda i cristiani nella terra di Gesù, il direttore del centro considera che rappresentino “un solido ponte tra Oriente e Occidente”, perché incarnano sia la tradizione araba che quella occidentale.

Vivono in un contesto arabo-musulmano che è loro familiare, ma allo stesso tempo condividono con l’Occidente certe convinzioni di fede fondamentali e comprendono la mentalità occidentale meglio dei musulmani.

Per questo Khoury crede che la loro presenza sia cruciale per l’intesa reciproca tra le due culture.

Anche se lo preoccupa l’emigrazione dei cristiani di Terra Santa, Khoury crede nella “missione e vocazione uniche” dei cristiani che ancora vivono lì.

E’ convinto che “anche in futuro, tra tutti i problemi, lo scontento e le sofferenze, continueranno a testimoniare il messaggio di Cristo”.

Mai dai tempi di Gesù la Chiesa di Terra Santa ha conosciuto la pace, ha riconosciuto, aggiungendo che, anche se si è detto molte volte che i cristiani scompariranno in un futuro prossimo, la cosa certa è che ci sono ancora cristiani in Terra Santa.

Khoury non vede il futuro così negativo, perché crede che ci siano ancora speranza di raggiungere la riconciliazione, la pace e la giustizia.