CITTA' DEL VATICANO, (ZENIT.org)- Benedetto XVI ha incoraggiato questo giovedì il compito evangelizzatore della Chiesa greco-melchita cattolica, composta per la maggior parte da fedeli di lingua araba, e la sua opera di dialogo con ortodossi e musulmani in Medio Oriente.
Il Papa ha accolto nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano oltre 300 pellegrini della Chiesa greco-melchita cattolica, guidati dal patriarca di Antiochia in Siria, Sua Beatitudine Gregorios III Laham, e da 14 Vescovi. Provengono da diversi Paesi del Medio Oriente e da altre regioni della diaspora.
La Chiesa greco-melchita, che ha sede a Damasco (Siria), è una chiesa orientale di rito bizantino che, pur facendo parte delle Chiese orientali che si separarono da Roma nel 1054, in occasione dello Scisma d'Oriente, è tornata alla piena comunione con la Sede di Pietro nel 1724.
“Relazioni fraterne” con gli ortodossi
Nel contesto del Medio Oriente, il Santo Padre ha confessato la propria gioia per le “relazioni fraterne” che la Chiesa greco-melchita ha stabilito con i fratelli ortodossi.
“L'impegno per la ricerca dell'unità di tutti i discepoli di Cristo è un obbligo urgente, che scaturisce dal desiderio ardente del Signore stesso”, ha sottolineato.
“Dobbiamo dunque fare tutto il possibile per abbattere i muri di divisione e di diffidenza che ci impediscono di realizzarlo”.
“Non possiamo però perdere di vista che la ricerca dell'unità è un compito che concerne non solo una Chiesa particolare, ma l'intera Chiesa, nel rispetto della sua stessa natura”, ha aggiunto.
Ricordando che “l'unità non è il frutto dell'attività umana, essa è innanzitutto un dono dello Spirito Santo”, ha invitato a pregare “lo Spirito, del quale celebreremo fra qualche giorno la discesa sugli Apostoli, affinché ci aiuti a lavorare tutti insieme alla ricerca dell'unità”.
Nelle sue parole di saluto, il Patriarca Gregorios III Laham ha insistito sul ruolo che questa Chiesa svolge nel cammino ecumenico verso l'unità dei cristiani.
“La nostra Chiesa è sempre stata consapevole di questo ruolo – ha ricordato –. In particolare ha dovuto vivere nelle catacombe per circa centotrenta anni, per preservare la nostra comunione con la Chiesa di Roma”.
“Questa comunione è stata – ed è sempre per noi – una scelta storica, esistenziale, di impegno, effettivo e affettivo, elemento al contempo di gloria e di umiltà, definitivo e per sempre. Questa comunione con Roma tuttavia non ci separa dalla nostra realtà ecclesiale ortodossa”, ha aggiunto Sua Beatitudine Gregorios III.
“Ciò vuol dire che vorremmo vivere, in seno alla Chiesa cattolica, una vita che potrebbe essere accettata dall'Ortodossia, vivere la nostra piena e completa tradizione orientale, ortodossa, in piena comunione con Roma. È la vera e grande sfida del dialogo cattolico-ortodosso”, ha sottolineato.
Relazion con l'islam
Nel suo discorso, il Papa ha apprezzato anche le buone relazioni che la Chiesa greco-melchita intrattiene “con i musulmani, con i loro responsabili e con le loro istituzioni, e anche gli sforzi compiuti per risolvere i problemi che si possono porre, in uno spirito di dialogo fraterno, sincero e obiettivo”.
Il Santo Padre ha confessato di essere felice “di constatare che, nella linea del Concilio Vaticano II, la Chiesa melkita si è impegnata con i musulmani a ricercare sinceramente la comprensione reciproca e anche a promuovere e a difendere insieme, a beneficio di tutti, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà”.
Nel suo saluto al Papa, Gregorios III Laham ha riconosciuto: “noi, cristiani orientali arabi, che viviamo in un mondo a maggioranza musulmana, abbiamo, nei riguardi di questo mondo, una missione unica, irreversibile, insostituibile, imperativa, quasi esclusiva, poiché viviamo insieme da 1428 anni”.
“Questo ruolo è garantito dalla nostra presenza e dalla nostra testimonianza nel mondo arabo, ed è un ruolo importante soprattutto in Libano e in Siria”, ha concluso.
