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Le nostre radici . . .

un dono da scoprire nel silenzio dell’ascolto

Giorgio M.


BETLEMME (Juthouruna, 29 agosto) C’era vento questa mattina in via della stella, a Betlemme. C’era vento mentre a piedi mi recavo alla Basilica della Nativitą. C’era vento e con il vento č arrivata anche la prima nostalgia di chi, ormai, sente vicino il giorno dei saluti, dell’aereo che ti porta via di nuovo, chissą per quanto tempo. Sono arrivato a Betlemme il 4 agosto, nel tardo pomeriggio, da solo sapendo che in Terra Santa č impossibile esser soli. Ho trovato ospitalitą presso la Parrocchia Melchita di Betlemme, in via della stella, qui c’č la sede di incontro della piccola comunitą parrocchiale melchita di Betlemme, ma anche del Jouthouruna Youth Forum, un’associazione di laici cristiani dei diversi riti che si č costituita anni fa con lo scopo di ripercorrere “le nostre radici”, le radici dell’essere cristiani.

Un’esperienza interessante che nel tempo si č arricchita di iniziative come la rivista in lingua araba che affronta tematiche teologiche, morali e spirituali; il sito internet in arabo, inglese e italiano che racconta la vita della comunitą melchita e delle altre confessioni cristiane; uno spazio radio con appuntamenti settimanali trasmessi dalla radio laica locale “Radio Mawwal”.

Un’esperienza che ha camminato fino ad oggi grazie al volontariato dei giovani coinvolti nel progetto da Charlie, il coordinatore dell’equipe di lavoro.

Sono arrivato tre settimane fa, ho conosciuto i bambini della Parrocchia, le loro famiglie, il nuovo vescovo ausiliare, e le numerose attivitą che a Betlemme vengono portate avanti con coraggio e silenziosamente da suore, laici, volontari italiani e stranieri; attivitą che in qualche modo danno respiro ad una situazione ingabbiata, chiusa in un confine anche troppo evidente.
Sono arrivato ed č gią ora di ripartire, č gią il momento di riprendere il cammino dopo queste giornate spese a studiare l’arabo e a mischiare la mia vita con quella della gente, nel suq, nei locali, in piazza e nelle numerose situazioni di una quotidianitą normale. Gią, qui ogni cosa č normale, nulla č come viene descritto a volte dai nostri network, nulla č come sembra ai numerosi pellegrini che troppo spesso restano vittime delle guide che li intrappolano in percorsi guidati impedendo loro di guardare oltre la piazza della Basilica della Nativitą.

Manca informazione su molte cose, anche sul muro di cui si fa tanto un gran parlare senza conoscere veramente cosa rappresenta, cosa c’č dentro e anche cosa c’č fuori.

In silenzio ho trascorso tre settimane, un silenzio in ascolto dei mille segnali, gesti, sguardi e sensazioni che questa realtą č capace di donare a quanti si trovano qui. In silenzio ho guardato la sete di dialogo che c’č qui, dialogo per imparare, ascoltare com’č il mare dalle parole di chi l’ha visto, ascoltare com’č la libertą, amarla senza conoscerla, desiderarla negli occhi di chi viene qui anche solo per un’ora.

In silenzio ho ascoltato le cose che qui restano nel silenzio, i bambini nelle strade, quelli abbandonati e quelli accolti; uomini e donne che di buon mattino si muovono in silenzio per andare a lavorare.

“Le nostre radici” č importante ritrovarle nel silenzio, lasciandoci prendere per mano dalla bellezza dell’essere in compagnia di molti amici, č importante ritrovarsi e dialogare per apprezzarne la bellezza. Č la missione del Jouthouruna Youth Forum, č quello che con pazienza č possibile costruire insieme a loro.