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Betlemme ad un mese da Natale

di Charlie ABOU SAADA 

Ormai il Santo Natale sta per arrivare, e noi betlemiti abbiamo cominciato ad approntare i preparativi per questo grande evento che ebbe compimento nella nostra cittadina più di due mila anni fa. Cominciano ad apparire gli addobbi natalizi, gli scout si stanno preparando per accogliere il patriarca latino il giorno 24 dicembre e il patriarca ortodosso il giorno 6 gennaio. Le scuole hanno iniziato a fare le prove per il saggio che si terrà appena finiti gli esami, mentre le varie parrocchie hanno già iniziato a mettere in atto alcune iniziative che si terranno per l’occasione.

Anche i miei due bimbi sono entusiasti per l’avvicinarsi del momento in cui babbo natale gli porterà i regali. Ormai Renad e Jack sanno che quando vedono babbo natale per le strade della città significa che presto vi sarà una sua visita a casa nostra e che quindi stanno per arrivare i regali. Anche quest’anno cercheremo di far dimenticare a questi bimbi la situazione in cui vivono attraverso i pochi regali che avranno. Il regalo è un piccolo mezzo con cui cerchiamo di farli contenti e di renderli un pochino più sereni e tranquilli.

Ma questi doni non bastano. Ci vuole un regalo molto più importante e molto più urgente: quello della libertà. Ancora oggi si costruisce il muro di separazione. Ancora adesso vi è un problema grande a Gaza, dove i fratelli continuano a volersi male e dove la chiusura delle frontiere da parte israeliana ha causato più di 350 morti, perché i malati non hanno dei mezzi e delle strutture sanitarie per essere curati. E il male continua a trionfare.

A Betlemme arrivano molti pellegrini e turisti, e il giorno 15 novembre abbiamo festeggiato il pellegrino numero 1.000.000, ed è già record. I pellegrini quest’anno ci sono, non mancano, anzi sono troppi e aumentano nonostante non vi siano le strutture adatte per accoglierli tutti.

Gli alberghi della città hanno lavorato parecchio, come anche i ristoranti e i negozi di souvenir. La situazione economica della città è migliorata rispetto agli anni precedenti, ma malgrado questo il dramma continua.

Carissimi, i regali a Renad e Jack sono poco, quello che questi bambini vogliono è la libertà: recarsi a Gerusalemme, andare al Mediteranno, vedere i nonni che stanno a Ramallah… insomma andare fuori da questo maledetto muro, dentro il quale viviamo veramente male. Il mondo intero deve capire che il muro non è la soluzione a tutti i mali, anzi è una cosa inumana e ingiusta. E perché questo? Rispondono che è per la nostra sicurezza. Ma quale sicurezza, il muro causa solo odio e violenza. La strada esiste, ce l’ha mostrata Giovanni Paolo II quando visitò la Terra Santa nel 2000: mai muri, più ponti. Ma chi ascolta questa voce profetica? Ormai come succedeva nell’Antico Testamento, i profeti non hanno spazio nel mondo di oggi. Volete la pace, benissimo fateci vedere cosa sapete fare per arrivarci. Coraggio avanti, ma mai muri… solo ponti.