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Betlemme 2 aprile 2002:
uomini armati sfrondano
le porte del complesso
francescano e si
rifugiano, armi in pugno,
all'interno dell'antica
basilica. Hanno alle
calcagna l'Esercito, che
ha messo a ferro e fuoco
la città per catturare
alcuni di loro. Gli
uomini armati sono
convinti che l'esercito
non porterà la guerra
all'interno del
santuario. Per un attimo
sembra che tutto finisca
lì. Le truppe infatti si
fermano sulla porta. Ben
presto però, l'Esercito,
per costringere gli
uomini armati ad
arrendersi, mette
l'intero complesso sotto
assedio; taglia cibo,
acqua, elettricità,
linee telefoniche... I
cecchini militari
tutt'attorno tengono
sotto tiro gli uomini
rifugiatisi in basilica,
ferendone e uccidendone
alcuni, impedendo poi
l'arrivo degli aiuti
sanitari e persino che
si portino via i
cadaveri. Potentissimi
altoparlanti fanno
sentire, giorno e notte
(ma specialmente la
notte, ogni notte, tutta
la notte) suoni
registrati di spari ed
esplosioni, per far
credere agli assediati
che l'assalto finale è
imminente...
Ma soprattutto
l'Esercito vuole fare
uscire i religiosi. Una
campagna mondiale di
diffamazione tenta di
far credere che i frati
abbiano, volutamente,
dato asilo ai «terroristi
più pericolosi», nemici
del genere umano, per
sottrarli alla giustizia.
E poi pressioni morali,
politiche, diplomatiche
sui superiori
francescani e sulle
autorità vaticane...
Nulla è intentato per
indurre i francescani ad
abbandonare il loro
posto, lasciando il
«campo di tiro» libero
dalla loro presenza
ingombrante. Via i frati,
le forze speciali
avrebbero potuto
irrompere sparando e
lanciando granate, senza
doversi preoccupare del
«danno collaterale»
costituto dalla morte
probabile dei religiosi
(una ventina) e delle
quattro suore.
In quel delicato
frangente, letteralmente
e moralmente assediati,
i frati della Custodia
di Terra Santa trovarono
forza, coraggio,
conforto e consolazione,
non soltanto dai
confratelli e dalle
consorelle ovunque, ma
anche, ed in particolare,
dalla premura, dalla
sollecitudine,
dall'amore del Papa, il
servo di Dio Giovanni
Paolo II, che in
continuazione ne
conferma la scelta di
restare, elogiandone
calorosamente la fedeltà.
Così le pressioni, pur
fortissime e senza sosta,
non diedero alcun
risultato. I francescani,
frati e suore non si
mossero!
Fin dal primo momento,
in qualità di portavoce
ufficiale della Custodia
(a quel tempo ricoprivo
tale ufficio) non
cessavo di proporre una
determinata soluzione
incruenta, insistendo
sulla necessità per
tutte le parti in causa
di attenersi a criteri
di «ragionevolezza,
magnanimità, onorabilità,
lungimiranza».
Putroppo soltanto dopo
trentanove giorni di
assedio, venne accolta
sostanzialmente la
stessa proposta, grazie
soprattutto
all'intervento della
Casa Bianca.
La gloria dell'intera
nostra fraternità è
stata «solo» questa: di
non essere mancati al
nostro dovere, di essere
rimasti al nostro posto;
di esserci comportati,
davanti al mondo intero,
da francescani, e cioè
da cristiani; di aver
conservato la nostra
umanità oltre che la
fedeltà alla missione
affidataci. Di non
esserci lasciati
strumentalizzare da
nessuna parte politica e
di aver dimostrato, a
noi stessi prima di
tutto, che le «grandi
opere» dei santi che ci
hanno preceduti, sono
sempre possibili. Anche
a noi, poveri peccatori
redenti da quel Cristo
nato a Betlemme!
(Tutta la vicenda
dell'assedio di Betlemme
è raccontata dai
giornalisti Giuseppe
Bonavolontà e Marc
Innaro nel libro,
L'assedio della Natività,
edito da Ponte alle
Grazie, Milano 2002)
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