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(g.c.) - «Comincio con
il dissipare un
malinteso. I cristiani
di Terra Santa non sono
dei convertiti
dall'islam, ma sono i
discendenti della prima
Chiesa di Gerusalemme.
Del resto, cambiare
religione è vietato
dalla legge israeliana,
giordana e palestinese.
Non chiedete dunque, mai,
ad un arabo cristiano se
i suoi genitori sono
ancora musulmani o se ci
sono ancora musulmani
nella sua famiglia.
Ancor meno chiedete
quando si sarebbe
convertito...
Rischiereste di
divertirlo».
È iniziata con un tocco
d'ironia la conferenza
di mons. Fouad Twal,
vescovo coadiutore di
Gerusalemme, tenutasi
ieri sera presso
l'Auditorium
Angelicum-Mondo X a
Milano. La serata,
organizzata dalla
rivista Terrasanta
in collaborazione con la
Provincia dei Frati
minori di Lombardia, ha
visto la partecipazione
del ministro provinciale
padre Roberto Ferrari,
che ha sottolineato
l'impegno plurisecolare
dell'Ordine in Terra
Santa e i profondi
legami della Provincia
lombarda con la Terra
Santa. Un legame reso
ancora più stretto
dall'impegno di Mondo-X
- l'opera fondata da
padre Eligio Gelmini per
il recupero delle
persone
tossicodipendenti - al
Monte Tabor, dove è
stata recentemente
avviata una presenza.
L'intervento di mons.
Twal ha toccato i vari
aspetti della presenza
cristiana nella regione.
Dopo aver ringraziato i
frati della Custodia di
Terra Santa per il loro
impegno pastorale, per
la dedizione nella
difesa e nella tutela
del Luoghi Santi, per il
prezioso servizio nel
campo scientifico (il
riferimento è allo
Studium Biblicum
Franciscanum) e
dei media, con le
riviste e Internet («un
lavoro prezioso e
insostituibile»), mons.
Twal ha illustrato le
sfide della Chiesa nella
realtà odierna, segnata
dal pesante conflitto
tra palestinesi e
israeliani; ha
snocciolato i dati della
presenza caritativa
cattolica (fatta di
scuole, ospedali, case
per anziani e disabili,
orfanotrofi) nel
territorio sul quale si
estende la giurisdizione
del patriarcato latino (Israele,
Palestina e Giordania);
ha dato conto della
vocazione dei cristiani
di Terra Santa, «chiamati
oggi ad essere testimoni
viventi della storia
della Salvezza e a
costituire un ponte tra
Oriente e Occidente».
La realtà del conflitto
e l'occupazione militare
israeliana rendono
difficile la vita delle
comunità cristiane di
Terra Santa, ma per mons.
Twal non mancano - anzi
sono numerosi - i segni
di speranza. Il pensiero
va ai numerosi
pellegrinaggi e alle
visite delle Conferenze
episcopali di tutto il
mondo a Gerusalemme: «Sappiamo
che la Chiesa universale
ci sostiene e ci
incoraggia nella nostra
missione».
Al termine della
conferenza, numerose le
domande e le richieste
di approfondimento da
parte del pubblico
intervenuto. A tutti, in
conclusione, il vescovo
coadiutore di
Gerusalemme ha chiesto
uno speciale impegno
nella preghiera: «La
Chiesa di Gerusalemme è
la Chiesa del Calvario,
della contestazione e
dunque del rifiuto; ma è
anche la Chiesa della
Risurrezione. Dunque
della speranza,
soprattutto quando le
speranze umane
sbiadiscono. C'è sempre
stata una comunità
cristiana in Terra Santa
e, ne siamo certi, ci
sarà anche in futuro. Il
Signore ce lo ha detto:
"Io sono con voi tutti i
giorni fino alla fine
del mondo"».
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