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Per le
due organizzazioni che ne hanno raccolto le
testimonianze, decine di detenuti
palestinesi sarebbero stati maltrattati e
torturati dai servizi segreti israeliani.
Per il ministero della Giustizia israeliano,
invece, quelle stesse testimonianze sono
inattendibili e, essendo anonime, non
verificabili. È polemica accesa in Israele
dopo la pubblicazione, domenica scorsa, di
un rapporto di due note organizzazioni non
governative, B'tselem (Centro di
informazione israeliano per i diritti umani
nei Territori occupati palestinesi) e
HaMoked (Centro per la difesa
dell'individuo).
Il
documento, infatti, accusa senza mezzi
termini gli agenti dello Shin Bet,
i quali avrebbero violato, nel corso di
numerosi interrogatori condotti su detenuti
palestinesi, le leggi internazionali che
proibiscono sevizie e torture. «Il rapporto
è viziato da errori e inaccuratezze», ha
replicato il ministero della Giustizia,
secondo il quale i casi analizzati sono
stati riportati «in modo tendenzioso, così
da distorcere la realtà».
Il
documento presenta le testimonianze di 73
detenuti palestinesi, sospettati di far
parte di fazioni armate, interrogati dai
servizi segreti israeliani tra luglio 2005 e
marzo 2006. I maltrattamenti denunciati sono
di vario tipo: privazione del sonno per più
di 24 ore, percosse «invisibili» (che non
lasciano, cioè, marchi sulla pelle), obbligo
di assumere per molto tempo posture dolorose
(«posizione della banana» o «del rospo»). E
poi, ancora, ingiurie, umiliazioni,
privazioni fisiche, impossibilità di
contattare i propri legali. Il tutto per «fiaccare
lo spirito» dei sospetti miliziani.
Il
ministero della Giustizia ha negato gli
addebiti, spiegando che tutte le indagini
dello Shin Bet sono condotte
secondo la legge. Le informazioni ottenute
dai servizi di sicurezza, sottolineano le
autorità, hanno inoltre contribuito negli
ultimi anni a salvare la vita di molti
civili. Il ministero riporta un esempio
relativo al luglio del 2005, quando, in
seguito a un attacco terroristico
registratosi a Natanya, le indagini dello
Shin Bet furono determinanti per
sventare numerosi successivi attentati
collegati al primo.
Va qui
ricordato che l'Alta Corte israeliana, pur
avendo dichiarato nel 1999 il divieto della
tortura, ha stabilito un'eccezione nel caso
in cui questo metodo sia teso a impedire la
realizzazione imminente di attacchi
terroristici.
I dati
raccolti da B'tselem e HaMoked
fanno comunque riflettere. Stando alle due
organizzazioni, negli ultimi sei anni non è
stata mai avviata alcuna inchiesta contro i
metodi dei servizi segreti, nonostante siano
state presentate ben 500 denunce per sevizie.
Una discrepanza dovuta, secondo gli autori
del rapporto, al fatto che è lo stesso
Shin Bet a dover verificare
l'attendibilità delle denunce. Per questo,
spiegano B'tselem e HaMoked,
è necessaria l'approvazione di una nuova
legge che, oltre a ribadire il bando di
torture e sevizie, deleghi a un'agenzia
indipendente il compito di svolgere le
inchieste su ogni singolo caso.
Anche
su questo punto, comunque, il ministero
della Giustizia ha replicato alle accuse,
osservando che le indagini dei servizi
segreti si svolgono già ora sotto la
costante supervisione di una commissione
interministeriale, di una sotto-commissione
parlamentare, del ministero della Giustizia
stesso e del Controllore di stato.
Il
rapporto delle due organizzazioni, però,
sottolinea che gli interrogatori dello
Shin Bet sono chiaramente supportati
dalle autorità israeliane. I servizi segreti,
insomma, sono «parte del sistema», e dunque
«la situazione descritta nel documento non
si sarebbe potuta verificare senza il
sostegno di altri organismi responsabili
dell'applicazione della legge in Israele». |