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Ai primi di giugno di
quarant'anni fa la Terra
Santa era teatro della
Guerra dei sei giorni
tra lo Stato di Israele
e le nazione arabi
confinanti.
Gli esiti di quel
conflitto hanno prodotto
effetti (come
l'occupazione israeliana
dei Territori
palestinesi) decisivi
per la storia
mediorientale - e non
solo - degli ultimi
decenni.
In un momento, come
quello che stiamo
vivendo, in cui le
prospettive di pace
sembrano in grave crisi,
il Consiglio ecumenico
delle Chiese (organo di
coordinamento e
comunione tra le Chiese
ortodosse e protestanti
a livello mondiale)
promuove una settimana
di preghiera e
sensibilizzazione che si
articolerà in molteplici
iniziative distribuite
in varie parti del Globo
nella settimana dal 3 al
9 giugno.
La Settimana va sotto il
nome di «Azione
ecclesiale
internazionale per la
pace in Palestina e
Israele, 3-9 giugno
2007» (International
Church Action for Peace
in Palestine and Israel,
3-9 June 2007).
«Lo scopo della
Settimana - spiegano i
promotori - è di
accrescere la
consapevolezza nelle
Chiese e nella società
civile e convincere i
governi del bisogno di
nuovi sforzi per porre
fine al conflitto e
negoziare un accordo. Il
messaggio fondamentale
è: "Ponete fine a 40
anni di occupazione
illegale. Negoziate una
pace giusta subito"».
Idealmente la Settimana
verrà inaugurata da una
celebrazione ecumenica
di preghiera che avrà
luogo a Gerusalemme
domenica pomeriggio alle
16.00 presso la basilica
di Santo Stefano. Ma le
iniziative si
moltiplicheranno in
tutto il mondo a cura
delle più varie
organizzazioni
ecclesiali (per parte
cattolica aderisce, ad
esempio, Pax Christi).
I patriarchi e capi
delle comunità cristiane
di Gerusalemme hanno
reso pubblica la loro
adesione all'iniziativa
con un messaggio diffuso
la domenica di
Pentecoste (27 maggio).
Nel testo i firmatari
fanno riferimento ai
quarant'anni di
occupazione israeliana
della terra palestinese
e scrivono: «È del tutto
inaccettabile che
continui una situazione
in cui i palestinesi
devono far fronte a
quotidiane sofferenze e
umiliazioni nella
negazione dei diritti
umani riconosciuti
internazionalmente, con
l'intento dichiarato di
garantire sicurezza e
protezione agli
israeliani. Noi siamo
convinti, invece, che la
sicurezza di Israele
dipenda dalla libertà e
dalla giustizia per i
palestinesi».
«Abbiamo già reso nota -
continua il documento -
la nostra
meditata
opinione sul futuro di
Gerusalemme
nel riconoscimento dei
diritti delle tre fedi
ebraica, cristiana e
islamica e dei bisogni
dei due popoli. Ora
riteniamo che sia tempo
di intensificare
l'azione, soprattutto
tramite negoziati, per
metter fine
all'occupazione,
stabilire uno Stato
palestinese indipendente,
in conformità con le
risoluzioni 242 e 338
delle Nazioni Unite, e
con frontiere
chiaramente definite, in
modo da dare a entrambi
i popoli, israeliano e
palestinese, dignità
umana, sicurezza e
uguali opportunità.
Molte ingiustizie devono
essere riparate,
cominciando con la
restituzione delle terre
ai legittimi proprietari
originari e con
l'abbattimento del
cosiddetto Muro di
sicurezza».
Il messaggio si conclude
con un appello alle
sorelle e fratelli
cristiani di tutto il
mondo perché aderiscano
alla Settimana promossa
dal Consiglio ecumenico
delle Chiese e ne
facciano una speciale
occasione di preghiera
per la pace in Terra
Santa. |