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Messaggio per la Quaresima del patriarca Sabbah
e vertice trilaterale Olmert, Abu Mazen e Rice
TERRA SANTA, OLTRE LE DELUSIONI
 
(da www.chiesadimilano.it)

 

 

I
 

di Daniele Rocchi
La Quaresima ricorda al cristiano che situazioni come l'occupazione militare, la limitazione della libertà, la mancanza di sicurezza, la violazione delle leggi possono essere trasformate in occasione di vita nuova. E’ in sintesi quanto scrive nel suo messaggio per la Quaresima 2007, diffuso il 19 febbraio, il patriarca latino di Gerusalemme, Michel Sabbah che indica anche un mezzo concreto di conversione: il digiuno.

L'appello del Patriarca non ha però trovato particolare accoglienza nel vertice a tre, Olmert, Abu Mazen e Condoleeza Rice, convocato sempre il 19 febbraio a Gerusalemme nel tentativo di riprendere i tavoli negoziali per dirimere il conflitto israelo-palestinese. Le attese degli osservatori internazionali sono andate deluse per l'assenza di «decisioni concrete». La strada della pace è ancora lunga.

UNA VITA NUOVA . «Con Gesù andiamo nel deserto di Gerico - città che è una prigione, come tutte le città palestinesi, simbolo del conflitto diventato nostro ambiente di vita - digiuniamo per riconciliarci con Dio, con i nostri amici e nemici; digiuniamo per rinnovare l'accettazione della nostra fede. La fede autentica allontana la paura e rende il credente capace di costruire il bene comune».

Il patriarca ribadisce che «la vocazione del cristiano, quella di essere lievito nella terra di Gesù, ci chiede di restare in questi luoghi santi e vivere il comandamento dell'amore, perdonare, reclamando i diritti perduti e condividere beni e sacrifici con tutti» senza differenza di religione e nazionalità.

Nel suo messaggio Sabbah si sofferma sul conflitto in Palestina che ha ripercussioni anche Israele e Giordania. «All’occupazione, la limitazione della libertà, il muro, le barriere, i militari israeliani che entrano in ogni momento nelle città palestinesi, uccidono, fanno prigionieri, sradicano alberi e demoliscono case», è la denuncia del patriarca, vanno aggiunte «la mancanza di visione all'interno della società palestinese, la mancanza di sicurezza, sfruttata da alcuni per violare le leggi e opprimere i loro fratelli, l'incapacità della comunità internazionale di rispondere alle molteplici voci di pace che si levano dalla regione».

Davanti a ciò «la Quaresima ricorda al cristiano che questa situazione può rivelarsi una condizione di morte o di vita nuova». Da qui l'invito a digiunare per «ricercare la volontà di Dio nelle prove attuali, rinnovare il nostro amore gli uni verso gli altri e per vedere il senso di questi avvenimenti e capire come convertirli in amore reciproco. Non per demolire l'avversario o nutrire rancore verso di lui, ma per mettere fine all'occupazione, all'oppressione e vivere una vita nuova».

IMPEGNI VECCHI. Il riferimento «all'incapacità della comunità internazionale di rispondere alle voci di pace della Regione» contenuto nel messaggio del patriarca latino sembra trovar conferma nell'esito del vertice trilaterale,
a Gerusalemme, tra il presidente palestinese Abu Mazen, il premier israeliano Olmert e il segretario di Stato americano Condoleeza Rice, a Gerusalemme lo stesso 19 febbraio.

Un incontro che, a detta di molti osservatori, «non ha prodotto decisioni concrete». «Tutti e tre abbiamo ribadito l'impegno per una soluzione basata su due Stati. Abbiamo concordato che uno Stato palestinese non può scaturire dalla violenza e dal terrorismo» sono state le parole della Rice al termine dell'incontro da cui è emersa anche «la conferma di Abu Mazen e Olmert della loro adesione agli impegni passati, compresa la Road Map».

I partecipanti al vertice hanno inoltre lanciato un appello per il rispetto della tregua concordata in novembre fra israeliani e palestinesi; a sua volta il segretario di Stato americano ha confermato che gli Usa rimarranno implicati nel dialogo fra israeliani e palestinesi.

Olmert e Abu Mazen, ha detto, «hanno rinnovato l'auspicio di una partecipazione e di una leadership americana per facilitare gli sforzi per superare gli ostacoli e riunire un appoggio regionale e internazionale per l'obiettivo della pace».

Le attese sul vertice della vigilia sono state minate dalle tensioni innescate dall'accordo de La Mecca sulla formazione di un governo di unità nazionale palestinese fra Hamas e Fatah. Il nuovo governo, secondo quanto si apprende, non dovrebbe rispettare le tre condizioni poste dalla comunità internazionale: riconoscimento di Israele, accettazione degli accordi Olp pregressi, rinuncia alla violenza.

«Noi non riconosceremo alcun governo palestinese che non onori i suoi impegni», la secca risposta di Olmert, mentre riferiva dell'esito del vertice trilaterale al gruppo parlamentare del suo partito, Kadima. Al tempo stesso, però, il premier ha rivelato che «nel summit si è convenuto di continuare i contatti e si è parlato della necessità di migliorare le condizioni di vita dei palestinesi e che l'Autorità nazionale palestinese continui la lotta al terrorismo».