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Papa: solo rispettando l’uomo è possibile promuovere la pace (8 gen)
 

Citta' del Vaticano (asianews) -

La mancanza di libertà religiosa soprattutto in Asia; i conflitti in Africa; le tensioni in Medio Oriente; la fame che continua a colpire tanti Paesi nel mondo; gli attacchi alla vita ed alla famiglia che si diffondono sempre più , anche sotto l’apparenza della ricerca scientifica;  la crisi che sembra aver colpito i negoziati per il disarmo. Sono tante, per Benedetto XVI le ombre che si proiettano sul mondo all’inizio del 2007, anche se non mancano le luci, in primo luogo la sempre maggiore consapevolezza della “necessità vitale” del dialogo tra le culture e le religioni, anche se ne serve di più del fatto che “solo rispettando la persona umana è possibile promuovere la pace”. Eccovi alcuni passi del dicsorso del Papa:

E’ il mondo visto nella prospettiva della Santa Sede quale il Papa lo ha tratteggiato oggi nel discorso rivolto ai rappresentanti dei 175 Stati che hanno rapporti diplomatici col Vaticano. Stati ai quali vanno aggiunti le Comunità Europee, il Sovrano militare Ordine di Malta e due missioni a carattere speciale, quella della Federazione Russa e l’Ufficio dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP).

Anche il Medio Oriente è fonte di grandi inquietudini. Per questo ho voluto indirizzare una lettera ai cattolici della regione in occasione del Natale, per esprimere la mia solidarietà e la mia vicinanza spirituale con tutti, e per incoraggiarli a proseguire la loro presenza nella regione, sicuro che la loro testimonianza sarà un aiuto e un sostegno in vista di un futuro di pace e di fraternità. Rinnovo il mio pressante appello a tutte le parti in causa nel complesso scacchiere politico della regione, con la speranza che si consolidino i segni positivi tra Israeliani e Palestinesi registrati nel corso delle ultime settimane. La Santa Sede non smetterà di ripetere che le soluzioni militari non conducono a nulla, come si è potuto vedere in Libano l’estate scorsa. Il futuro di questo Paese passa necessariamente attraverso l’unità di tutte le sue componenti e attraverso le relazioni fraterne tra i diversi gruppi religiosi e sociali. Ciò costituisce un messaggio di speranza per tutti. Non è possibile accontentarsi di soluzioni parziali o unilaterali. Per porre termine alla crisi e alle sofferenze che essa causa nelle popolazioni, bisogna procedere attraverso un approccio globale, che non escluda nessuno dalla ricerca di una soluzione negoziata e che tenga conto delle aspirazioni e degli interessi legittimi dei diversi popoli coinvolti; in modo particolare, i Libanesi hanno diritto a vedere rispettata l’integrità e la sovranità del loro paese; gli Israeliani hanno il diritto di vivere in pace nel loro Stato, i Palestinesi hanno il diritto ad una patria libera e sovrana. Se ciascuno dei popoli della regione vede le sue aspettative prese in considerazione e si sente meno minacciato, la fiducia reciproca si rafforzerà”. Insieme ad una evoluzione positiva dei rapporti dell’Iran con la comunità internazionale, la fiducia reciproca permetterebbe “una stabilizzazione di tutta la regione, e dell’Iraq in particolare, mettendo fine alla spaventosa violenza che insanguina questo Paese, e offrendo la possibilità di rilanciare la sua ricostruzione e la riconciliazione tra tutti i suoi abitanti”.

Volgendo lo sguardo al resto del mondo, Benedetto XVI esprime il suo dolore per i conflitti che continuano ad insanguinare l’Africa, dal Darfur alla Somalia - a proposito della quale ha indicato l’esempio e la testimonianza di suor Leonella Sgorbati “che ha donato la sua vita al servizio dei più svantaggiati, invocando il perdono per i suoi uccisori” - all’ Uganda, con il fenomeno “dell’arruolamento di numerosi bambini costretti a farsi soldati”.