Citta' del
Vaticano (asianews) -
La mancanza
di libertà religiosa soprattutto in Asia; i
conflitti in Africa; le tensioni in Medio Oriente;
la fame che continua a colpire tanti Paesi nel mondo;
gli attacchi alla vita ed alla famiglia che si
diffondono sempre più , anche sotto l’apparenza
della ricerca scientifica; la crisi che sembra aver
colpito i negoziati per il disarmo. Sono tante, per
Benedetto XVI le ombre che si proiettano sul mondo
all’inizio del 2007, anche se non mancano le luci,
in primo luogo la sempre maggiore consapevolezza
della “necessità vitale” del dialogo tra le culture
e le religioni, anche se ne serve di più del fatto
che “solo rispettando la persona umana è possibile
promuovere la pace”. Eccovi alcuni passi del
dicsorso del Papa:
E’ il mondo
visto nella prospettiva della Santa Sede quale il
Papa lo ha tratteggiato oggi nel discorso rivolto ai
rappresentanti dei 175 Stati che hanno rapporti
diplomatici col Vaticano. Stati ai quali vanno
aggiunti le Comunità Europee, il Sovrano militare
Ordine di Malta e due missioni a carattere speciale,
quella della Federazione Russa e l’Ufficio
dell’Organizzazione per la liberazione della
Palestina (OLP).
Anche il
Medio Oriente è fonte di grandi inquietudini. Per
questo ho voluto indirizzare una lettera ai cattolici
della regione in occasione del Natale, per esprimere
la mia solidarietà e la mia vicinanza spirituale con
tutti, e per incoraggiarli a proseguire la loro
presenza nella regione, sicuro che la loro
testimonianza sarà un aiuto e un sostegno in vista di
un futuro di pace e di fraternità. Rinnovo il mio
pressante appello a tutte le parti in causa nel
complesso scacchiere politico della regione, con la
speranza che si consolidino i segni positivi tra
Israeliani e Palestinesi registrati nel corso delle
ultime settimane. La Santa Sede non smetterà di
ripetere che le soluzioni militari non conducono a
nulla, come si è potuto vedere in Libano l’estate
scorsa. Il futuro di questo Paese passa
necessariamente attraverso l’unità di tutte le sue
componenti e attraverso le relazioni fraterne tra i
diversi gruppi religiosi e sociali. Ciò costituisce un
messaggio di speranza per tutti. Non è possibile
accontentarsi di soluzioni parziali o unilaterali. Per
porre termine alla crisi e alle sofferenze che essa
causa nelle popolazioni, bisogna procedere attraverso
un approccio globale, che non escluda nessuno dalla
ricerca di una soluzione negoziata e che tenga conto
delle aspirazioni e degli interessi legittimi dei
diversi popoli coinvolti; in modo particolare, i
Libanesi hanno diritto a vedere rispettata l’integrità
e la sovranità del loro paese; gli Israeliani hanno il
diritto di vivere in pace nel loro Stato, i
Palestinesi hanno il diritto ad una patria libera e
sovrana. Se ciascuno dei popoli della regione vede le
sue aspettative prese in considerazione e si sente
meno minacciato, la fiducia reciproca si rafforzerà”. Insieme
ad una evoluzione positiva dei rapporti dell’Iran con
la comunità internazionale, la fiducia reciproca
permetterebbe “una stabilizzazione di tutta la regione,
e dell’Iraq in particolare, mettendo fine alla
spaventosa violenza che insanguina questo Paese, e
offrendo la possibilità di rilanciare la sua
ricostruzione e la riconciliazione tra tutti i suoi
abitanti”.
Volgendo lo
sguardo al resto del mondo, Benedetto XVI esprime il
suo dolore per i conflitti che continuano ad
insanguinare l’Africa, dal Darfur alla Somalia - a
proposito della quale ha indicato l’esempio e la
testimonianza di suor Leonella Sgorbati “che ha donato
la sua vita al servizio dei più svantaggiati,
invocando il perdono per i suoi uccisori” - all’
Uganda, con il fenomeno “dell’arruolamento di numerosi
bambini costretti a farsi soldati”.