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Iraq: i
professori di Teologia rischiano la vita
ROMA, (zenit.org).-
Marie-Ange Siebrecht, alla guida della Sezione per
l’Africa-Asia diRoma “Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS),
sostiene che la comunità cristiana irachena sta lottando
duramente per ricostruire la propria vita.
Felici di essere sfuggiti ai pericoli di Baghdad, i
seminaristi che sono tornati ad Ainkawa, un sobborgo
della città settentrionale di Arbil, si trovano ora
alloggiati in un prefabbricato troppo piccolo.
Sfidando i pericoli nelle strade, i professori, incluso
un sacerdote redentorista, viaggiano per tutto il paese
per impartire corsi nel Collegio di Teologia e Filosofia
Babel, anch’esso trasferito dal sanguinoso distretto di
Dora (Baghdad) ad Ainkawa.
I sacerdoti iracheni hanno descritto la loro prigionia
dopo i sequestri avvenuti a causa dello scoppio di
violenza dell’anno scorso.
Per Marie-Ange Siebrecht, la situazione è peggiorata
drasticamente dal suo ultimo viaggio in Iraq, nel maggio
2003.
“Quando è scomparso Saddam Hussein c’erano molti segnali
di speranza, ora ce ne sono pochi o nessuno, e la gente
sente che solo Dio può aiutarla - ha detto -. Dio non
abbandonerà il popolo dell’Iraq. Non dobbiamo lasciarli
morire”.
Dal 2003 la metà degli 1,2 milioni di cristiani iracheni
è fuggita dal Paese. Di fronte a questa situazione, ACS
sta inviando aiuti non solo per i rifugiati che si
trovano in Siria, Giordania e Turchia, ma anche per
quelli che sono rimasti nel Paese.
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