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(da Misna) [Alla
vigilia del quarto anniversario della guerra "preventiva"
contro le "armi di distruzione di massa" in Iraq, la
MISNA ripropone una "storica corrispondenza" da
Baghdad nella speranza di suscitare riflessioni e
sentimenti sull'assurdità di qualsiasi guerra,
dall'Afghanistan alla Somalia, dallo Sri Lanka alla
Terra Santa. L'articolo faceva parte della serie "VOCI
PER LA PACE", un'iniziativa senza precedenti nella
storia della MISNA - seguita dopo il 20 marzo 2003 da "VOCI
CONTRO LA GUERRA" - soprattutto grazie al contributo di
fonti missionarie ed ecclesiali di ogni continente.
Quello stesso giorno, Giovanni Paolo II, nell'Udienza
generale in Piazza San Pietro, invocava l’intercessione
di San Giuseppe, Patrono della Chiesa universale
affinché “uomo di pace qual era, ottenga per l’intera
umanità, specialmente per i popoli minacciati in queste
ore dalla guerra, il prezioso dono della concordia e
della pace”.]
19/3/2003 15:17 - "VOCI PER LA PACE": INTERVISTA
ESCLUSIVA A MONSIGNOR SLEIMAN
“Vorrei dire al presidente americano:‘La guerra fa male
anche a chi la vince; la sola vittoria possibile è la
pace”. A parlare da Baghdad è monsignor Jean Benjamin
Sleiman, arcivescovo dei “Latini” nella capitale
irachena, una comunità di qualche migliaio di persone
tra gli oltre 260.000 cattolici che vivono in Iraq.
“Siamo un po’ tutti americani, come siamo cittadini del
mondo. Io amo quel paese e quel popolo e vorrei
capissero quel che stanno per fare”. Oggi è San Giuseppe
e per monsignor Sleiman si tratta di un giorno
particolare: sacerdote dal dicembre 1973, carmelitano
scalzo, egli ebbe l’ordinazione episcopale a Beirut nel
2001, nella chiesa di San Giuseppe dei padri Gesuiti. La
Chiesa dei Latini, in alcune parti "calde" del Medio
Oriente – Iraq, Libano, Kuwait – è retta ordinariamente
da vescovi Carmelitani Scalzi. Perché, a partire dal
1600, quando su impulso dello spagnolo padre Giovanni di
Gesù Maria, i missionari Carmelitani Scalzi giunsero in
Persia, per poi diffondersi in tutto il Medio Oriente.
Le conversazioni telefoniche con lui sono diventate una
consuetudine per la MISNA e si spera che le
comunicazioni e la situazione dei prossimi giorni le
facciano continuare. “La città è morta,oggi” dice
monsignor Sleiman, che ha studiato sociologia e
antropologia culturale all’università parigina della
Sorbona. “C’è un silenzio innaturale, pochissimo
traffico, le attività economiche sono minime, quasi
inesistenti”. Nella capitale delle ‘Mille e una Notte’,
alla vigilia di un evento tragico e annunciato, il
movimento di solito frenetico, le voci allegre della
gente e la chiassosa operosità tipici del mondo arabo
hanno lasciato spazio “a un clima di grande incognita”
aggiunge l’arcivescovo. “Molti dei nostri fedeli hanno
radici nelle campagne – aggiunge preocupato padre
Sleiman - e sono tornati alle loro terre; hanno
abbandonato la città,sono scappati con tutto quello che
potevano. Lى forse potranno essere al sicuro. O almeno
cosى sperano. Le chiese, perٍ, rimarranno aperte,
qualunque cosa accada, per garantire in qualsiasi
momento un rifugio a tutti”. Le porte delle chiese
spalancate sulle strade sempre più vuote di una città
che si prepara alla guerra costituiscono forse
l’immagine più eloquente di quell’indefinibile atmosfera
in cui l’angoscia dell’attesa e l’insopprimibile
speranza che magari all’ultimo minuto la macchina della
guerra si fermi o almeno non infierisca e ci sia
salvezza per tutti. “Il governo ha dato razioni di cibo
– aggiunge l’arcivescovo - e almeno per qualche
settimana, se non altro non dovrebbero esserci problemi
di alimentazione”. Da questa Baghdad sempre più isolata
dal mondo, in parte rassegnata agli eventi, sono già
andati via quasi tutti gli stranieri, i diplomatici, gli
ispettori dell’Onu - ma in cui restano religiosi e
operatori umanitari come i‘Medici senza frontiere’ -
padre Sleiman riesce comunque a far partire perfino un
ringraziamento: “La guerra è un errore tragico, ma
l’umanità parla una lingua comune perché la pace è un
valore comune, un elemento costitutivo delle società. E
io sono grato a tutti quelli che hanno chiesto la pace,
che hanno manifestato per la pace e che continuano a
farlo. Che non si arrendono. Persone di tutte le razze,
culture e religioni. Lo hanno fatto insieme, mano nella
mano, senza distinzioni. Io voglio bene a queste persone,
le ringrazio, perché il mondo non morirà nell’odio, nel
cinico disinteresse”. (a cura di Roberto Bàrbera)
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