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Tra i segni del mistero
delle origini, che le
pietre di Nazareth
custodiscono e
raccontano, c'è un luogo
da sempre molto venerato,
benché non citato
espressamente dai
Vangeli canonici: la
fontana della Vergine.
Qui secondo il
protovangelo di Giacomo,
Maria avrebbe avuto il
primo incontro con
l'Angelo: un'esperienza
che la turbò e che la
spinse ad affrettarsi
verso casa, dove
ricevette più
compiutamente l'annuncio
e la rassicurazione da
parte del messaggero del
Signore. La tradizione
ha conservato memoria di
questo luogo, che
corrispondeva all'antica
sorgente cui attingeva
la gente del villaggio
ed è bello pensare che
proprio lì tante volte
si sia recata Maria, in
seguito anche con il
piccolo Gesù, a prendere
acqua.
La falda acquifera
scaturisce dalla collina
e si trova sulla strada
che porta verso
Tiberiade: per
raggiungerla occorre
entrare nella chiesa
ortodossa di San
Gabriele che oggi la
racchiude. A sinistra
dell'altare si trova
una piccola cripta a
volta di epoca medievale,
probabilmente costruita
dai crociati, in cui
zampilla l'acqua di
questa antica sorgente.
Fino a qualche anno fa
l'acqua veniva
convogliata in una
conduttura che
alimentava la fontana
monumentale sul piazzale;
poi il flusso fu
interrotto dai greci
ortodossi, che invitano
a entrare nella loro
chiesa per visitare la
sorgente.
La chiesa di San
Gabriele è di epoca
piuttosto recente
(1750). Esternamente ha
un aspetto squadrato,
tutta in pietra chiara
e, all'interno, lo
sguardo del pellegrino
resta colpito da una
ricca iconostasi di
legno intagliato e
dorato: domina la figura
di Cristo Re con accanto
sua Madre e l'arcangelo
Michele, ai lati si
notano le raffigurazioni
della decapitazione di
Giovanni il Battista,
dell'Annunciazione, di
Costantino imperatore e
della regina Elena.
Vale la pena sostare
nella penombra,
ristorati dall'umida
frescura dell'interno di
questa chiesa, per fare
memoria del gesto
semplice e quotidiano
con cui la santa
famiglia di Nazareth
condivideva ogni giorno
la nostra umanità. |