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Il giorno dell’Epifania
a Betlemme (11 gen)
«E così, Natale è passato». Si esprimeva in questo modo
un’abitante di Betlemme, alla fine dell’Epifania in
questa città. Insieme alla Pasqua, il Natale è la sola
solennità ad avere un’ottava, ossia una settimana
durante la quale si prolunga la festa. Tuttavia in Terra
Santa è solo all’Epifania, 15 giorni dopo Natale, che il
Natale sembra concludersi.
È vero che, a Betlemme, le celebrazioni che accompagnano
l’Epifania non rivestono meno solennità della festa
stessa di Natale. La vigilia c’è stata l’ingresso del
Custode, le due processioni alla grotta per i vespri e
per l’ufficio delle letture, e a mezzanotte una messa
alla grotta alla quale hanno partecipato i fedeli locali.
E poi il giorno stesso ci sono due celebrazioni
importanti. Innanzi tutto la Messa. È presieduta dal
Custode, principalmente in lingua araba, e cantata dal
coro della Custodia. L’assemblea è numerosa e gioiosa. I
cristiani di Betlemme amano questa messa, che prolunga
quella di Natale e che, in qualche modo, è più intima,
perché i pellegrini sono molto meno numerosi. Il padre
Amjad Sabbara ofm, parroco della parrocchia, pronuncia
l’omelia. «L’Epifania è la festa della rivelazione,
della manifestazione di questo bambino, nato a Betlemme,
che ha cambiato il mondo. L’Epifania è l’incontro tra la
cultura, quella dei magi, che si lasciano condurre da
una stella, e la Bibbia, che aveva annunciato la nascita
in questo luogo. Il Cristo dona la sua pienezza di senso
alla cultura, come alla Bibbia, e anche dona pienezza di
senso a tutte le nostre vite. E noi dobbiamo dare una
risposta vera al dono che Cristo ci fa di se stesso.
Gesù ha illuminato le nostre vite con la sua vita; noi
dobbiamo fare in modo che, a nostra volta, diventiamo
persone che illuminano la vita degli altri». Ma dopo la
messa, la celebrazione che i fedeli attendono è quella
dei secondi vespri. È l’occasione di una nuova
processione che conduce i frati alla grotta della
Natività. Qui i frati offrono simbolicamente in dono al
bambino Gesù l’oro, rappresentato da una rosa d’oro
offerta da papa Paolo VI, l’incenso e la mirra. A dire
il vero, questo gesto non è antico nella processione. La
processione è inscritta nello Statu Quo. In questo
giorno, circa a quest’ora, i francescani devono fare una
processione. Questo dura da secoli. Ma quello che essi
cantano, e i gesti che compiono nella grotta, sono
liberi. Da due anni i frati della Custodia, incaricati
della liturgia, cercano di far corrispondere il più
possibile gli orari dello Statu Quo con quelli della
liturgia conciliare. Poiché bisogna occupare un
determinato tempo, cercano di dargli più senso possibile
in riferimento alla festa. Così avviene per il dono dei
Magi. Il Custode pone la dosa d’oro, la mirra e
l’incenso intorno alla stella d’argento che segna il
luogo della nascita di Cristo, e poi nella mangiatoia,
dove siede in trono un bambino Gesù-Re, che è stato
insediato lì durante la notte. Il solo dispiacere dei
cristiani locali è che tutti i frati partecipano alla
processione. «Non si sa quello che succede nella grotta,
si aspetta, un rosario, un altro rosario; è un peccato
che non ci sia nessuna animazione, di sopra, nell’attesa
che ritorni la processione. Ci potrebbero essere dei
canti, per sostenere la preghiera di quelli che non
possono entrare nella grotta». Ma, al ritorno, ce n’è
d’animazione. Nella grotta il Custode ha preso in
braccio il bambino-Re e lo porta in processione nel
chiostro di San Girolamo, mentre lo precedono i re magi
e il coro della Custodia, ed invece lo segue una parte
dell’assemblea. Il resto dell’assemblea attende in
chiesa che la processione riattraversi la navata. Dalla
folla le mani si tendono verso fra Noel, che porta la
mirra e versa sulle mani tese un po’ del prezioso
profumo. Al suo fianco fra Stefano, che porta l’incenso
in una scatola aperta, vede le mani che si tendono…e si
servono. È incenso vero, ed è quello che serve alla
cerimonia. Bisogna che ne resti per le ultime
incensazioni, cosicché fra Stefano è costretto a
distribuirlo, piuttosto che farsi «derubare» poco a poco…
La devozione popolare continuerà ad esprimersi, poiché
il bambino-Re è offerto all’adorazione dei fedeli che
vengono a baciarlo. Per i cristiani di rito latino la
festa è finita. Per gli ortodossi, durerà tutta la
prossima nottata. (www.custodia.org)
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