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La difficile situazione
di tanti cristiani in Medio Oriente, giunta in vari casi
fino al martirio, occupa da sempre l’impegno e le pagine
di AsiaNews. Da qualche tempo occupa
anche i cuori e i pensieri di diverse persone di buona
volontà, tanto che fra breve, in Italia, ci sarà pure
una manifestazione per ricordare i cristiani
perseguitati nel mondo islamico.
Non vogliamo spegnere
nessun lumicino, ma se la difesa dei cristiani avviene
sullo stile della difesa di una minoranza etnica, come
un’entità separata dal resto della società, ogni passo
in questa direzione rischia di essere controproducente e
di acuire le loro difficoltà.
Le sorti dei cristiani in
Medio Oriente dipendono anzitutto dalla mancanza di pace
e di sicurezza che grava sulla regione.
palestinesi cristiani che
fuggono all’estero, emigrano anzitutto per
l’insostenibile occupazione militare israeliana, per
l’anarchia diffusa nelle città, per la mancanza di
futuro dei figli. In questo senso essi condividono in
tutto la sorte di molti palestinesi musulmani. Solo in
modo accessorio essi fuggono per vessazioni legate al
loro essere cristiani.
Per i cristiani in Iraq è
lo stesso. Non siamo di quelli che mitizzano l’epoca di
Saddam Hussein come un’era di pace per i cristiani.
Anche sotto il defunto dittatore non vi era libertà
religiosa per le scuole, né di chiamare con nomi
cristiani i propri figli. Ma il problema attuale – come
ha spesso messo in luce mons. Louis Sako, arcivescovo di
Kirkuk – non è semplicemente quello di una tensione fra
cristiani e musulmani. Il punto è la crescita di
fondamentalismo a cui contribuisce la mancanza di
sicurezza e di vigilanza delle truppe straniere e di
quelle locali; la sordità di un governo impotente alle
richieste della popolazione – cristiana e musulmana,
sunnita e sciita – di garantire l’ordine e la democrazia.
Tale fondamentalismo colpisce tutti, e inevitabilmente
ancora più i cristiani.
Voler “salvare” i
cristiani come un corpo separato, rischia di generare
idee come quella proposta negli Stati Uniti e in Svezia,
di garantire un’enclave , un “safe haven” per
gli assiri (cristiani), idea combattuta da tutti i
vescovi e i cristiani irakeni, che la rifiutano proprio
per l’evidente isolazionismo di tipo razzista.Le sorti
dei cristiani irakeni dipendono da un’equa pace
regionale. In questo siamo confortati dall’insegnamento
di Benedetto XVI. Proprio ieri, al Roaco (Riunione
delle opere per l’aiuto alle Chiese orientali),
rivolgendosi ai rappresentanti cattolici di tante chiese
perseguitate, il pontefice non si è preoccupato solo dei
cristiani, ma di tutte le popolazioni medio-orientali,
cristiane e musulmane.
Parlando della “delicata
situazione in cui versano vaste aree del Medio Oriente”,
egli ha sottolineato che “la pace, tanto implorata e
attesa, è purtroppo ancora largamente offesa. E’ offesa
nel cuore dei singoli, e ciò compromette le relazioni
interpersonali e comunitarie. La debolezza della pace si
acuisce ulteriormente a motivo di ingiustizie antiche e
nuove. Così essa si spegne, lasciando spazio alla
violenza, che spesso degenera in guerra più o meno
dichiarata fino a costituire, come ai nostri giorni, un
assillante problema internazionale”.
Benedetto XVI si è pure
rivolto a “coloro che hanno specifiche responsabilità”
perché “aderiscano al grave dovere di garantire la pace
a tutti, indistintamente, liberandola dalla malattia
mortale della discriminazione religiosa, culturale,
storica o geografica”.Quest’ultima sottolineatura dice
anche che i cristiani non cercano garanzie specifiche,
ma solo uno stato che sia sufficientemente “laico” da
garantire per tutti “senza discriminazione religiosa” la
possibilità di vivere e prosperare. La posizione dei
cristiani, infatti, non può mai essere realisticamente
stralciata dalla situazione generale dei paesi in cui
vivono, né la libertà religiosa dall’insieme dei diritti
umani.
Rivolgendosi a “coloro che
hanno specifiche responsabilità”, il papa si rivolge in
effetti all’Onu e ai governi d’oriente e d’occidente
perché prendano l’iniziativa di gesti concreti verso la
pace.
È auspicabile, ad esempio
che nasca in Italia e in Europa una vigorosa iniziativa
per i diritti umani e la libertà religiosa, che ne
verifichi lo status, prema per il loro allargamento
anche con conseguenze politiche ed economiche. Ma
soprattutto è importante varare una nuova Conferenza e
giungere a trattati di pace in cui coinvolgere tutte le
nazioni della regione.Se si vuol raggiungere lo scopo di
salvare i cristiani dalla persecuzione in Medio Oriente,
occorre anzitutto trovare delle vie per attuare una pace
equa e giusta nella regione.
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