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Gli
scontri di Gaza, la fine del sogno palestinese
di Bernard
Sabella
Gerusalemme (AsiaNews)
– Hamas sembra stia vincendo la sanguinosa battaglia
di Gaza, l’Autorità nazionale palestinese sta facendo
arrestare esponenti del movimento islamico in
Cisgiordania; Hamas ha lanciato un ultimatum agli
uomini di Fatah presenti a Gaza di arrendersi entro le
19 di questa sera, da Ramallah arriva la notizia che
il presidente dell’Anp, Mahmoud Abbas ha dato ordine
alla Guardia presidenziale di attaccare Hamas e sta
pensando di sciogliere il governo di unità nazionale.
E si sparge la voce che qualcuno sta pensando ad una
divisione di Gaza dalla Cisgiordania,nella prospettiva
di dar vita a due Stati palestinesi.
Le notizie da Gaza,
intanto, continuano a dare numeri crescenti di vittime
degli scontri: in mattinata si parlava di 80 morti
negli ultimi 5 giorni ai quali, nel primo pomeriggio
di sono aggiunti i 14 che hanno perso la vita
nell’assalto di Hamas al quartier generale della
Sicurezza preventiva (Fatah). E per le decine e decine
di feriti, gli ospedali di Gaza fanno sapere di non
avere corrente elettrica, né scorte di sangue, né
acqua.
Una testimonianza su
questa drammatica situazione è data ad AsiaNews dal
professor Bernard Sabella, deputato di Fatah a
Gerusalemme, membro del Servizio ai rifugiati
palestinesi in Medio Oriente del Consiglio delle
Chiese.
Gli scontri tra le
fazioni nella Striscia di Gaza provocano serie
preoccupazioni tra i suoi cittadini ed i nostri
colleghi nel Dipartimento del Consiglio delle Chiese
per il servizio ai rifugiati palestinesi in Medio
Oriente (Dspr). Si teme che la situazione di conflitto
interno possa ulteriormente peggiorare, gettando Gaza
nel caos e nell’instabilità. Si parla anche, adesso,
di una separazione della Striscia dalla Cisgiordania
con ripercussioni per la continuità e la sopravvivenza
della stessa Autorità nazionale palestinese.
La lotta interna ha
messo al primo posto non i problemi nazionali, ma un
problema politico secondario: con Hamas al potere in
Gaza c’è la possibilità che alla fine degli scontri
essa prenda il posto dell’Autorità nazionale e delle
sue strutture civili e di sicurezza. Se ciò accade, i
palestinesi dovranno far fronte a una nuova situazione
che porterebbe a vari scenari, ma nessuno di essi
aiuterebbe l’attuarsi delle nostre aspirazioni per uno
Stato indipendente di Palestina.
Come altri palestinesi,
al Dspr temiamo che questo nuovo sviluppo renderà
ancora più povero e più debole il nostro popolo.
Insieme a centinaia di persone per le strade di Gaza e
nella West Bank abbiamo domandato alle varie fazioni
di fermare questa follia. Questi tempi tristi ci
ricordano che abbiamo bisogno di una leadership
politica capace di mettere i temi nazionali al primo
posto, prima di ogni altro problema particolare.
La lotta interna di
Gaza concede respiro a Israele e distrae l’attenzione
dalla causa che è alla radice dell’instabilità nella
Terra Santa, e cioè l’occupazione israeliana di
territori palestinesi e il controllo sul nostro popolo.
Se ci combattiamo l’un l’altro il mondo dimenticherà
il male che vi è nell’occupazione e la necessità di
porre fine ai 40 anni di occupazione israeliana, con
tutte le sue violazioni e misure per negare i nostri
diritti basilari di libertà e autodeterminazione.
Alcuni in Palestina
domandano a Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità
nazionale palestinese (Anp), di prendere una posizione
più dura verso Hamas. Ciò significa dissolvere il
governo di unità nazionale guidato da Hamas. Significa
anche sciogliere il Parlamento eletto il 25 gennaio
2006, dove Hamas ha la maggioranza. Corrono perfino
voci che nella West Bank l’Anp ha arrestato in massa
centinaia di funzionari di Hamas, per costringere
Hamas a fermare la lotta a Gaza .
La lotta interna e le
contromisure proposte rischiano di segnare la fine
delle possibilità di una visione comune del nostro
futuro, che combini insieme gli elementi religiosi e
laici della politica palestinese. Dobbiamo ammetterlo:
siamo in una profonda crisi politica che può ricadere
su tutte le sfere della nostra vita sociale, culturale,
economica. I palestinesi di tutte le fazioni devono
impegnarsi a trovare una soluzione. Oggi è necessario
sostenere il presidente Abbas perché non deviamo la
nostra lotta dallo scopo di giungere all’indipendenza
attraverso la fine dell’occupazione. La questione
nazionale deve avere la precedenza sulle questioni
legate alle fazioni. Uniti, resistiamo; divisi,
cadiamo. Ogni aiuto che Egitto, Arabia Saudita,
Giordania, Lega Araba e altri possono dare per
superare il blocco in cui siamo oggi, è benvenuto. Ma
alla fine, la soluzione verrà fuori dal modo in cui
rimarremo uniti.
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