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Fratelli e sorelle,
Buon Natale !
1. A voi che abitate in questa città santa di
Betlemme, e a voi tutti fedeli in ogni parte della
nostra diocesi patriarcale, in Palestina, Israele,
Giordania e Cipro; a tutti coloro che vivono in questa
Terra Santa, ebrei, drusi, musulmani e cristiani; a
tutti i nostri paesi arabi e ai cristiani di ogni parte
del mondo: da Betlemme vi auguro giorni felici,
santificati dalla benedizione del Natale.
Lei, signor presidente Mahmoud Abbas, è il benvenuto,
con tutte le persone del seguito. Noi preghiamo e
chiediamo a Dio di ispirarle saggezza e coraggio per
poter adempiere ai suoi doveri fra le difficili tensioni
interne che viviamo e di vedere in un futuro ravvicinato
i giorni della giustizia di cui parla il profeta: “In
quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide
un germoglio di giustizia; egli eserciterà il giudizio e
la giustizia sulla terra…e Gerusalemme vivrà tranquilla”
(Ger 33, 15-16).
2. Fratelli e sorelle, Natale ritorna nelle
medesime difficili circostanze, aggravate dai nostri
dissidi interni. Pur in queste condizioni vogliamo
riflettere insieme sulle parole di san Paolo che ci
dice, nella sua lettera ai Filippesi: “Rallegratevi
nel Signore, sempre” (Fil 4,4) perché “è apparsa
la grazia di Dio” (Tt 2,11), e perché “il Verbo
di Dio si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo
a noi” (Gv 2,14).
San Paolo aggiunge: “La vostra affabilità sia nota a
tutti gli uomini” (Fil 4,5). Che la vostra gioia sia
vissuta con tutti, senza eccezione e in ogni circostanza,
nella comunità parrocchiale, nelle vostre città, nei
rapporti con le nostre diverse Chiese e tra le nostre
differenti religioni.
E, nelle nostre difficili circostanze, l’Apostolo
aggiunge: “Non angustiatevi per nulla” (Fil 4,6).
In tutte le nostre angustie, quelle che provengono
dall’occupazione con tutte le sue conseguenze, il muro,
la mancanza di libertà, la mancanza di lavoro,. la vita
sociale che soffoca, le famiglie separate dalle leggi
militari, i dissensi palestinesi interni che si sono
aggiunti di recente….Pur con tutto questo il “non
angustiatevi” significa rimanete forti, non piegatevi
sotto il fardello; e sappiate che è Natale ogni giorno
nella vita di ogni credente: Ovvero tutti i giorni e in
ogni evento la bontà di Dio nasce in chi, credente,
accetta di accogliere la sua grazia. E con questa grazia,
può far fronte a ogni angustia. “Non abbiate alcun
angustia”, ovverossia le angustie non siano una ragione
che vi conducano al male, che vi portino a dimenticare
come possiate vincere il male con il bene. Così in forza
della bontà che Dio ha messo in voi, potete rettificare
il male attraverso il bene, fermarlo con la vostra
resistenza. Per provocare la vita e non la morte, per
produrre la giustizia e non il mantenimento dell’
oppressione, per cercare la fine dell’ occupazione
invece di lasciare che continui a pesare su di voi.
E la conseguenza di questa bontà sarà la pace: “Allora
la pace di Dio che sorpassa ogni intelligenza custodirà
i vostri cuori e i vostri pensieri” (Fil 4,7). La
pace di Dio sorpassa ogni intelligenza perché promana da
Dio. Sorpassa ogni intelligenza ma è fonte di vita nelle
nostre angustie su questa terra e può guidare i
combattenti delle due parti a trovare le vie della vera
pace.
3. Questa via dello spirito descritta
dall’apostolo Paolo, non è certo quella seguita nelle
situazioni mondiali di conflitto, nemmeno nel conflitto
che da generazioni lacera questa Terra Santa. E tuttavia
l’umanità, ogni persona umana, è chiamata a prendere
coscienza di queste vie dello spirito perché possa
trovare la luce e la saggezza che l’aiutino a uscire dai
vicoli ciechi della morte. Tutti sono invitati a
compiere un esame di coscienza alla luce della bontà che
Dio ha collocato in ciascuno di noi. Tutti, i capi
politici, gli avversari delle due parti, le milizie,
coloro che sono relegati nei ranghi degli estremisti e
dei terroristi….coloro che dicono di parlare in nome di
Dio e tutti coloro che dicono di voler la pace, tutti
sono invitati a un esame di coscienza al fine di entrare
in una nuova vita che ponga fine allo spargimento di
sangue, alla morte e, in questi giorni, alle nuove
diatribe intestine. Solo così si fa la pace, e ogni
persona umana ritrova la sua dignità. Non aggiungendo
sangue al sangue: i palestinesi nelle loro lotte interne
o i militari israeliani che continuano a uccidere i
palestinesi nelle loro città palestinesi.
4. Il conflitto qui è durato troppo a lungo. Ed è
ormai gran tempo che tutti i responsabili che hanno i
nostri destini nelle loro mani in questa terra, i
responsabili palestinesi e israeliani e la comunità
internazionale, è tempo che intraprendano un’azione
nuova che ponga fine a una lunga stagione di morte nella
nostra storia e ci introduca in una nuova fase della
storia di questa Terra Santa. Ecco quello di cui abbiamo
bisogno.
A tutti i cristiani del mondo diciamo da Betlemme :
Buone feste di Natale ! Abbiamo bisogno delle vostre
preghiere e della vostra azione per poter cominciare un
nuovo periodo della nostra storia. Numerosi sono coloro
che vogliono notizie nostre, delle nostre prove, e che
si preoccupano del nostro avvenire e della nostra
prossima scomparsa da questa terra. Chi vuol vederci in
pericolo a causa dei nostri rapporti con i musulmani e
chi vuol vederci schiacciati tra due maggioranze, la
musulmana e l’ebraica. Certo, le questioni di
maggioranza e di minoranza pongono dei problemi. E nei
nostri rapporti tra musulmani e cristiani non abbiamo
ancora raggiunto un equilibrio perfetto, anche se
parecchi sforzi sono compiuti per arrivare un giorno
alla stabilità voluta. Ma la questione cristiana odierna
in Terra Santa non è anzitutto quella di una minoranza
tra due maggioranze; né attiene ai rapporti tra
cristiani e musulmani. La questione dei cristiani e la
loro sorte oggi si giocano semplicemente nel conflitto
che non cessa. Il vero pericolo che minaccia oggi il
nostro presente e il nostro avvenire di cristiani in
Terra Santa, e porta alcuni di noi a emigrare, è
costituito semplicemente dall’instabilità politica che
minaccia tutti, dall’occupazione e dalle conseguenze che
ha su tutti gli aspetti della vita. Chi è veramente
interessato al nostro destino e vuole aiutarci, sa qual
è il campo in cui è invitato a operare: quello della
stabilità politica, della giustizia, della pace, della
fine dell’occupazione e della riconciliazione. Si
aiutino i due popoli a cominciare una nuova era di pace,
di giustizia e di riconciliazione nella regione e
l’avvenire dei cristiani sarà assicurato.
E’ vero pure che in questi giorni siamo testimoni di un
nuovo sviluppo della situazione conflittuale, delle
lotte fratricide tra palestinesi. Si tratta di un
pericolo supplementare per noi e per tutti. Ora Natale
dice a tutti “pace”; e invita ciascuno a vedere nel suo
fratello la dignità che Dio gli ha donato. Prendere
posizione contro il mio fratello e contro ogni fratello
è prendere posizione contro Dio, creatore di mio
fratello e creatore mio. Natale dice: deponete le armi,
fate ricorso al dialogo e alla ragionevolezza. La lotta
fratricida non è la strada per la libertà voluta, ma la
strada che fa aumentare morte e confusione, che ci
impone una nuova schiavitù.
5. Preghiamo in questa notte santa per tutti i
nostri paesi arabi, soprattutto per quelli nella prova,
il Libano, l’Iraq e il Sudan. Chiediamo per tutti pace,
saggezza e capacità di vedere in ogni persona umana
l’amore che Dio ha per essa. Preghiamo per i prigionieri
affinché Dio conceda loro la libertà e li riconduca alle
loro famiglie. Preghiamo per quanti soffrono, per gli
ammalati, per tutti coloro che hanno perso la gioia di
vivere. Che la gioia di Natale riempia i loro cuori e
dischiuda la visione di Dio che ama gli uomini e
compatisce le prove di ciascuno. Chiediamo infine a Dio
di concedere a tutti noi la grazia di apprendere come
diventare artefici di pace e non di guerra, donatori di
vita e non di morte, e di recare nei nostri cuori, ogni
giorno, in ogni momento, la grazia del Natale. Amen.
+ Michel Sabbah, Patriarca
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