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Le grotte di Betlemme |
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di Chiara
Tamagno (da www.terrasanta.net) |
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Nel sottosuolo della
basilica della Natività un dedalo di grotte che rinviano
agli eventi collegati con la nascita di Gesù.
Il mistero del Natale è racchiuso tra le pareti delle
grotte di Betlemme, che la tradizione ci ha consegnato
quali uniche testimoni di quella Santa Notte.
Ma quali e quante sono le grotte consacrate fin dai
primi secoli al culto dei fedeli?
Si possono raggiungere scendendo al piano sottostante
della basilica della Natività, che in qualche modo le
racchiude e le custodisce. Due piccole scale, dai
gradini consumati nei secoli, porta al sotterraneo, dove
un dedalo di corridoi stretti immette in più di una
grotta.
La più importante è senza dubbio la grotta della
Natività, venerata fin dal primo secolo quale luogo
della nascita di Gesù. Qui una stella sotto l'altare
indica il punto in cui presumibilmente giacque il
Bambino e vi si legge: «Hic de Virgine Maria Jesus
Christus natus est». Una grotta semibuia,
rischiarata da 53 lampade a olio, dalle pareti annerite
a causa del fumo delle candele e protette da una
tappezzeria di amianto. A fianco si apre una seconda
piccola grotta, dove un altarino ricorda l'adorazione
dei Magi intorno alla mangiatoia: è detta appunto grotta
dei Magi, dove è concesso celebrare la Messa. In queste
due prime grotte la gente passa di continuo e sosta
anche a lungo per cogliere il messaggio del Dio che ha
saputo farsi bambino tra quelle pareti umide e nascoste.
Al fondo della grotta della Natività una porticina
immette in un corridoio che porta ad altre grotte, alle
quali si può accedere anche scendendo dalla chiesa di
Santa Caterina. Si incontra dapprima la grotta di San
Giuseppe, che ricorda il sogno del santo riportato nel
vangelo di Matteo: «Alzati, prendi con te il bambino e
sua Madre, e fuggi in Egitto...». Subito dopo si apre
una seconda grotta, detta «degli Innocenti» in cui si
ricordano i bambini nati nel tempo di Gesù e fatti
uccidere da Erode.
Proseguendo si notano i cenotafi scavati nella roccia,
in cui furono sepolti alcuni santi vissuti qui a
Betlemme nei primi secoli: Paola ed Eustochio, due
nobildonne romane al seguito di san Gerolamo che si
dedicarono alla vita ascetica e cenobitica, sant'Eusebio
e san Gerolamo.
Proprio a san Gerolamo è dedicata l'ultima grotta di
questo labirinto: un ambiente austero a ricordo del
Santo che qui visse in povertà e tradusse la Bibbia in
latino a partire dal testo ebraico, dandoci quella
Vulgata su cui si confrontano le traduzioni moderne.
Secondo alcune fonti, pare che qui un rabbino portasse
segretamente i rotoli della Bibbia sottratti in sinagoga
affinché Gerolamo potesse tradurli.
Infine, sulla strada dietro la basilica si può
raggiungere ancora una grotta, scavata nel tufo bianco,
detta «del latte» perché secondo la tradizione qui si
sarebbe fermata Maria ad allattare Gesù e, facendo
cadere una goccia di latte sulla pietra, l'avrebbe resa
bianca: a questo piccolo santuario vengono numerose
madri, anche musulmane, a chiedere abbondanza di latte
per nutrire i propri bambini.
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